Ricerca Dolore e fattori psicosociali 29 maggio 2026
Paolini et al. (2026)

Controllo del dolore mediato dal sistema immunitario e esplorazione dei meccanismi fisiologici sottostanti - Una panoramica di considerazioni teoriche per guidare l’approccio fisioterapico

Controllo immunitario del dolore

Introduzione

I fisioterapisti possono a volte sentirsi sopraffatti dal dolore persistente dei pazienti, con effetti solo moderati del trattamento conservativo sui loro sintomi. La nostra comprensione di dolore e disabilità si basa in gran parte sui pain drivers e disability model, che hanno permesso di comprendere meglio i diversi fattori che vi contribuiscono. Quando i driver cognitivo-emozionali hanno iniziato a suscitare un interesse maggiore negli approcci terapeutici del dolore, questo potrebbe aver portato il clinico a trascurare gli aspetti nocicettivi, soprattutto nel contesto del dolore cronico. Questa revisione ha l’obiettivo di fornire ai fisioterapisti una conoscenza di base, accessibile, su il controllo del dolore da parte del sistema immunitario, per ampliare la comprensione clinica e la prospettiva.

 

Metodi

Questa rassegna narrativa è stata pubblicata sulla rivista internazionale Joint Bone Spine, sottoposta a revisione paritaria.

 

Risultati

Classificazione del dolore 

Il dolore nocicettivo nasce dall’attivazione dei nocicettori periferici in risposta a cambiamenti dell’ambiente tissutale locale. I nocicettori esprimono diversi sensori molecolari, tra cui i canali del recettore potenziale transitorio (TRP), i recettori accoppiati a proteine G (GPCR) e i canali del sodio voltaggio-dipendenti: rilevano stimoli meccanici, chimici e termici. Una volta attivati, trasmettono segnali elettrici al sistema nervoso centrale.

Le cellule del sistema immunitario possono contribuire alla persistenza della segnalazione infiammatoria in alcune condizioni croniche, prolungando la sensibilizzazione dei nocicettori. In disturbi come l’artrite reumatoide, il dolore può continuare anche quando l’attività infiammatoria manifesta si riduce, mettendo in evidenza l’interazione complessa tra il controllo immunitario del dolore e la segnalazione nocicettiva.

Il dolore neuropatico deriva da una lesione o da una malattia del sistema nervoso somatosensoriale, che ne altera la funzione. Tra le condizioni più comuni rientrano la sclerosi multipla e la neuropatia diabetica. Spesso si caratterizza per allodinia (dolore provocato da stimoli normalmente non dolorosi) e iperalgesia (risposta dolorosa esagerata a stimoli nocivi). Il dolore neuropatico può diventare cronico a causa di cambiamenti strutturali e molecolari persistenti nei nervi interessati.

Il dolore nociplastico è definito come un dolore che deriva da un’alterata elaborazione nocicettiva, nonostante l’assenza di evidenze chiare di danno tissutale o di una lesione del sistema somatosensoriale. Questo articolo non entra ulteriormente nel dettaglio di questo fenotipo del dolore. Condizioni come la fibromialgia e alcune presentazioni di lombalgia cronica sono comunemente associate a meccanismi del dolore nociplastico.

Questo articolo mette in luce il contributo delcontrollo immunitario del dolore. Anche se il dolore è stato storicamente considerato soprattutto un processo neuronale, le evidenze in crescita indicano che i meccanismi immunitari svolgono un ruolo chiave nella sua modulazione.

Controllo immunitario del dolore
Da: Paolini e coll., Joint Bone Spine (2026)

 

Le cellule del sistema immunitario come modulatori del dolore

Sono state identificate diverse tipologie di cellule immunitarie come contributrici dei meccanismi del dolore.

I macrofagi sono cellule immunitarie altamente plastiche che assumono un ventaglio di stati di attivazione, spesso semplificati come fenotipi pro-infiammatori e pro-riparativi (aspetto simile a M1 e M2). Dopo un danno tissutale, rilasciano mediatori come IL-1β, TNF-α, IL-6 e chemochine, che contribuiscono alla sensibilizzazione dei nocicettori e al dolore infiammatorio.

Durante la fase di risoluzione, i macrofagi passano a un fenotipo pro-risolutivo, riducendo la segnalazione infiammatoria e favorendo la riparazione dei tessuti. Possono anche rilasciare peptidi oppioidi endogeni che attivano i recettori degli oppioidi sui nocicettori, contribuendo all’analgesia periferica. Inoltre, l’IL-10 derivata dai macrofagi aiuta a limitare l’infiammazione e supporta la risoluzione del dolore.

I macrofagi e i nocicettori instaurano una comunicazione bidirezionale. Mediatori derivati dai nocicettori come CGRP, la sostanza P e le chemochine, inclusa CCL2, possono modulare il reclutamento dei macrofagi e i relativi stati di attivazione. Questo dialogo neuro-immune può sia amplificare sia risolvere il dolore, a seconda del contesto infiammatorio, e la sua disregolazione è implicata nella persistenza del dolore cronico.

 

Microglia sono le cellule immunitarie residenti del sistema nervoso centrale; spesso vengono descritte come cellule simili ai macrofagi residenti nel SNC. Dopo un danno o uno stress del sistema nervoso, viene rilasciato ATP extracellulare, che attiva recettori purinergici come P2X4 e P2X7 sulla microglia.

Questa attivazione promuove il rilascio da parte della microglia di mediatori, tra cui il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), che agisce sui neuroni di proiezione spinali e ne modula l’eccitabilità. Questo contribuisce alla sensibilizzazione neuronale all’interno delle vie del dolore e svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel mantenimento del dolore neuropatico.

 

Le cellule T sono cellule immunitarie adattive sempre più riconosciute come importanti regolatori del dolore. I diversi sottogruppi svolgono ruoli distinti, in particolare le cellule T helper CD4+, che possono contribuire al dolore producendo citochine come IFN-γ e IL-17, oltre a mediatori citotossici tra cui granzima e perforina. È stato dimostrato che l’IL-17 promuove l’iperalgesia meccanica e che la sua neutralizzazione riduce la sensibilità al dolore nei modelli animali, evidenziandone l’importanza in condizioni infiammatorie come l’artrite.

Oltre ai loro effetti pro-nocicettivi, le cellule T CD4+ sono coinvolte anche nella modulazione del dolore: la carenza di cellule T compromette i meccanismi analgesici endogeni, compreso il controllo del dolore mediato dagli oppioidi.

Le cellule T partecipano anche alla comunicazione neuroimmune bidirezionale esprimendo recettori per i neuropeptidi neuronali. Neuropeptidi come la sostanza P e il CGRP possono influenzare la differenziazione delle cellule T e promuovere fenotipi pro-infiammatori, come i Th17, contribuendo così alla sensibilizzazione al dolore.

 

Le cellule B sono cellule che producono anticorpi (immunoglobuline). Particolari cellule B, chiamate immunoglobulina G, potrebbero essere coinvolte nel dolore neuropatico. È stato riscontrato un livello più elevato di immunoglobulina G nella radice dorsale dei topi e nei pazienti con dolore cronico. Ridurre (depletare) l’immunoglobulina G, invece, ha impedito l’allodinia nei topi. L’immunoglobulina G (IgG) può contribuire alla sensibilizzazione nocicettiva tramite la segnalazione dei recettori Fcγ, che è espressa sulle afferenze nocicettive. Questo meccanismo può aumentare la sensibilità al dolore in condizioni infiammatorie e autoimmuni e, in alcuni modelli sperimentali, può contribuire al dolore anche indipendentemente da un danno tissutale evidente. In questo senso, puntare a meccanismi immunitari mediati da anticorpi potrebbe rappresentare una strategia promettente in condizioni come l’artrite reumatoide.

 

I neutrofili sono tra i primi responsabili del sistema immunitario innato e sono molto pro-infiammatori. Il loro ruolo nel dolore dipende dal contesto. Nel dolore acuto, la riduzione dei neutrofili spesso non influisce sulla sensibilità al dolore, suggerendo che il dolore acuto sia guidato soprattutto dall’attivazione diretta dei nocicettori e dai mediatori infiammatori precoci. Nei modelli di dolore cronico, i neutrofili possono infiltrarsi nelle strutture sensoriali, come i gangli della radice dorsale, contribuendo al mantenimento dell’iperalgesia. È probabile che fenotipi distinti di neutrofili abbiano effetti funzionali diversi. Clinicamente, i pazienti che si riprendono da un episodio di lombalgia acuta mostrano un aumento precoce dei neutrofili circolanti rispetto a quelli che sviluppano dolore cronico, evidenziando un possibile ruolo delle risposte immunitarie precoci nella risoluzione del dolore.

 

Le cellule Natural Killer (NK) fanno parte del sistema immunitario innato. Il loro ruolo è riconoscere cellule anomale o danneggiate e indurne l’eliminazione. È stata identificata la loro possibile contribuzione alla sciatica: dopo una lesione assonale, i detriti si accumulano nell’ambiente del nervo e le cellule NK partecipano alla loro rimozione, favorendo così un microambiente rigenerativo sano. Le cellule NK potrebbero anche svolgere un ruolo di regolazione, prendendo di mira neuroni ipereccitabili, cellule di supporto disfunzionali e stimoli infiammatori persistenti. Questi risultati suggeriscono che le cellule NK potrebbero essere di interesse per comprendere e, potenzialmente, modulare stati di dolore persistente.

 

Le cellule mastocitarie si trovano a stretto contatto con le terminazioni nervose periferiche e contribuiscono alla modulazione del dolore rilasciando mediatori pro-infiammatori come istamina, citochine e proteasi. Queste sostanze attivano i nocicettori e favoriscono la sensibilizzazione delle vie del dolore. Le cellule mastocitarie reclutano anche cellule del sistema immunitario innato, amplificando così la cascata infiammatoria e potenziando ulteriormente la sensibilizzazione periferica.

Controllo immunitario del dolore
Da: Paolini e coll., Joint Bone Spine (2026)

 

Sensibilizzazione periferica 

La sensibilizzazione periferica si riferisce all’aumento della reattività e alla riduzione della soglia di attivazione dei nocicettori dopo un danno tissutale o un’infiammazione. Le cellule tissutali danneggiate, le cellule immunitarie residenti e quelle immunitarie reclutate rilasciano mediatori infiammatori come TNF-α, IL-1β, IL-6, prostaglandine e chemochine, che agiscono direttamente o indirettamente sui nocicettori per aumentarne l’eccitabilità e amplificare la trasmissione del dolore.

 

Vie neuroimmunitarie

Le cellule immunitarie modulano l’attività dei nocicettori tramite la secrezione di citochine e mediatori dell’infiammazione, tra cui IL-1β, IL-6, IL-17, IFN-γ, prostaglandina E2 (PGE2), istamina e chemochine. In senso opposto, il sistema nervoso può regolare l’attività immunitaria rilasciando neuropeptidi come CGRP e la sostanza P, che influenzano il reclutamento e l’attivazione delle cellule immunitarie. Questa comunicazione bidirezionale contribuisce ad amplificare o a risolvere il dolore. 

 

Sensibilizzazione centrale 

Un input nocicettivo periferico persistente può indurre ipereccitabilità nel sistema nervoso centrale, soprattutto nei neuroni del corno dorsale del midollo spinale e nelle aree sovraspinali coinvolte nell’elaborazione del dolore. Questo processo, noto come sensibilizzazione centrale, è associato a una percezione del dolore amplificata, allodinia, dolore diffuso e dolore persistente anche dopo la guarigione dei tessuti.

 

Contributo del sistema immunitario alla sensibilizzazione centrale

Le cellule immunitarie contribuiscono alla sensibilizzazione centrale attraverso meccanismi che coinvolgono l’attivazione della microglia, il rilascio di citochine e la modulazione di canali ionici e recettori neuronali. Per esempio, le microglia rilevano l’ATP extracellulare tramite recettori purinergici come P2X4 e P2X7, innescando il rilascio di mediatori, tra cui il brain-derived neurotrophic factor (BDNF), che aumenta l’eccitabilità neuronale. Il dolore cronico può inoltre alterare la funzione immunitaria tramite l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e del sistema nervoso simpatico, contribuendo potenzialmente a risposte immunitarie disregolate e a un’inadeguata modulazione endogena del dolore.

 

Immunocezione 

L’immunocezione è la capacità del sistema nervoso centrale di monitorare e regolare l’attività immunitaria. I neuroni esprimono recettori in grado di rilevare segnali infiammatori, compresi i recettori delle citochine come TNFR e i recettori di riconoscimento dei pattern come TLR4. Attraverso questi meccanismi, il SNC può rilevare l’attivazione immunitaria e adattare di conseguenza comportamento, metabolismo e risposte fisiologiche.

 

Immunogramma 

L’immunengram si riferisce a una rappresentazione neurale proposta o a una traccia mnestica degli stati immunitari precedenti, distribuita tra il sistema nervoso centrale e i tessuti immunitari periferici. Questa idea suggerisce che le esperienze immunitarie possano essere codificate non solo nelle cellule del sistema immunitario, ma anche nelle reti neurali coinvolte nella comunicazione neuroimmune. Questo nuovo paradigma potrebbe aiutare a spiegare in che modo l’attività neurale influenzi la regolazione del sistema immunitario e, potenzialmente, contribuisca ai processi legati alle malattie autoimmuni.

 

Autoregolazione del sistema immunitario e risoluzione del dolore

Anche se molte cellule immunitarie contribuiscono alla sensibilizzazione del dolore e alla modulazione della nocicezione, il sistema immunitario dispone anche di meccanismi regolatori endogeni che sono coinvolti nella risoluzione dell’infiammazione e del dolore. Di conseguenza, le cellule immunitarie possono determinare sia effetti pro-nocicettivi sia anti-nocicettivi, a seconda del contesto biologico, del timing e del microambiente.

 

Contributo del sistema immunitario alla nocicezione acuta

Anche se il dolore nocicettivo insorge rapidamente ed è mediato soprattutto dall’attivazione neuronale, anche i segnali di origine immunitaria contribuiscono alla regolazione dei nocicettori. Molecole come il fattore di crescita nervosa (NGF), prodotte da cellule immunitarie e dei tessuti, esercitano un effetto di sensibilizzazione tonica sui nocicettori modulando la loro soglia di attivazione e la loro eccitabilità. La mancanza di NGF si associa a una ridotta sensibilità agli stimoli dolorosi, mettendo in evidenza il contributo della segnalazione immunitaria anche nella nocicezione acuta. Anche la segnalazione del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) è coinvolta nella regolazione del dolore nocicettivo. In assenza della segnalazione di TNF-α, i nocicettori mostrano una sensibilità aumentata al NGF e una crescita assonale anomala, con conseguente potenziamento delle risposte dolorose.

 

Mediatori immunitari pro- e anti-nocicettivi

Le cellule immunitarie rilasciano numerose citochine e mediatori che influenzano direttamente l’eccitabilità dei nocicettori e la modulazione del dolore. Le citochine pro-infiammatorie, come IL-1β, IL-6, TNF-α e IL-17, favoriscono la sensibilizzazione dei nocicettori e il dolore infiammatorio, mentre le citochine anti-infiammatorie, incluse IL-10, IL-4 e TGF-β, esercitano effetti analgesici. IL-10 può agire direttamente sui nocicettori per ridurre la trasmissione del segnale doloroso, mentre IL-4 inibisce la sensibilizzazione dei nocicettori e promuove la produzione di oppioidi endogeni da parte dei macrofagi

 

Le cellule T regolatorie e la transizione verso il dolore cronico

La transizione dal dolore acuto a quello cronico può dipendere in parte da meccanismi di regolazione del sistema immunitario, in particolare quelli che coinvolgono le cellule T regolatorie (Tregs). Le Tregs sopprimono le risposte infiammatorie eccessive tramite l’inibizione delle cellule immunitarie effettrici e la secrezione di citochine a effetto antinfiammatorio. Nei modelli sperimentali di lesione del nervo sciatico, la somministrazione di IL-2 a basso dosaggio ha ridotto l’allodinia, suggerendo un effetto analgesico mediato dalle Treg. Analogamente, è stato dimostrato che gli agonisti di TNFR2 riducono il danno neuronale, attenuano l’infiammazione periferica e centrale e favoriscono fenotipi immunitari riparativi all’interno del sistema nervoso centrale. Questi risultati supportano il ruolo della regolazione immunitaria nel limitare la cronicizzazione del dolore.

 

Recettore P2X7 e dolore neuropatico

Il recettore P2X7 (P2X7R), un canale ionico gated da ATP espresso sulle cellule del sistema immunitario, svolge un ruolo importante nei meccanismi del dolore infiammatorio e neuropatico. L’attivazione del P2X7R promuove la segnalazione infiammatoria e il rilascio di citochine, in particolare IL-1β. Nei pazienti con dolore neuropatico si è osservata una maggiore espressione di P2X7R e livelli elevati di IL-1β, suggerendo un contributo di questa via alla fisiopatologia del dolore cronico. Questi risultati rafforzano ulteriormente l’importanza della segnalazione neuroimmunitaria nella sensibilizzazione al dolore e nella sua persistenza.

 

Microambiente permissivo per l’analgesia

Al di là della modulazione diretta dei nocicettori, le cellule immunitarie possono contribuire alla risoluzione del dolore anche grazie alle loro interazioni con altre cellule immunitarie e alla capacità di “modellare” il microambiente tissutale. Alcuni fenotipi immunitari favoriscono processi antinfiammatori e di riparazione, creando un ambiente che permette l’analgesia e che facilita il recupero, limitando anche la sensibilizzazione cronica. L’interazione dinamica tra cellule immunitarie e neuroni sensoriali, quindi, sembra essere fondamentale sia nell’amplificazione sia nella risoluzione del dolore.

Controllo immunitario del dolore
Da: Paolini e coll., Joint Bone Spine (2026)

 

Domande e riflessioni

Capire i meccanismi fisiopatologici alla base del dolore è fondamentale per ampliare la prospettiva dei fisioterapisti nella gestione del dolore. Secondo il Pain Disability and Driver Model, la comprensione dei meccanismi nocicettivi e neuropatici da parte dei clinici è importante per orientare sia la prognosi sia il tipo di trattamento. In questa sede parleremo di ulteriori strumenti clinici che possono aiutare i fisioterapisti a identificare i driver del dolore nocicettivo e neuropatico nella sezione “Talk nerdy to me”, esplorando in che modo potrebbero collegarsi al controllo immunitario del dolore proposto in questa review.

I modelli ancorati biologicamente si basano su una visione meccanicistica dell’organismo umano, in cui si assume che modificare le vie fisiologiche riduca il dolore e migliori la funzione. Sebbene questa prospettiva abbia contribuito in modo significativo alla scienza del dolore, potrebbe non essere ancora sufficiente a spiegare appieno la complessità del dolore cronico. Il dolore è un’esperienza incarnata e soggettiva che emerge da un sistema complesso e dinamico, in cui fattori biologici, psicologici e contestuali interagiscono e non possono essere ridotti in modo significativo a sottosistemi isolati.

La fenomenologia nelle scienze della salute contribuisce a questa comprensione più ampia, concentrandosi sull’esperienza vissuta della persona. Come definita dagli autori a cui si fa riferimento: “La fenomenologia è una corrente filosofica che intende osservare e descrivere il significato attribuito a un’esperienza a partire dalla coscienza della persona che la vive” (https://doi.org/10.3917/rsi.081.0021). In questo quadro, la pratica della fisioterapia è particolarmente adatta ad adottare un approccio integrativo e centrato sul paziente. La natura iterativa degli incontri clinici consente di esplorare progressivamente l’esperienza del paziente e di co-costruire una strategia terapeutica significativa.

In questo contesto, il fisioterapista non è semplicemente un tecnico che punta a “risolvere” un problema, ma un partner clinico coinvolto in un percorso condiviso con il paziente: si passa così da un modello di cura verticale a un’alleanza terapeutica comune e relazionale.

 

Parlami da nerd

Questa sezione tratta gli strumenti clinici attualmente disponibili che possono aiutare i clinici a capire meglio il potenziale contributo del controllo immunitario del dolore. Nessuna di queste valutazioni è stata validata per valutare direttamente lo specifico stato o il contributo preciso dei driver neuroimmuni al dolore. Piuttosto, questa sezione mira a collegare i concetti teorici neuroimmuni con la pratica clinica, esplorando come alcuni riscontri clinici possano riflettere le conseguenze funzionali di un controllo immunitario del dolore alterato.

Modulazione del dolore condizionata

La modulazione del dolore condizionata (CPM) valuta le vie discendenti inibitorie endogene attraverso il fenomeno “il dolore inibisce il dolore”. Una CPM compromessa può indicare un controllo discendente inibitorio deficitario e una regolazione neuroimmune alterata. Da un punto di vista teorico, questi riscontri potrebbero riflettere un’attività ridotta delle citochine antinfiammatorie (ad es. IL-10 e TGF-β), un’analgesia endogena mediata da oppioidi compromessa, un’attività alterata delle cellule T regolatorie e una persistenza dell’attivazione della microglia, che contribuisce alla sensibilizzazione centrale.

Test della sensibilità

I test sensoriali semplici, inclusi il tatto leggero, la puntura e la stimolazione termica, possono evidenziare allodinia o iperalgesia. Questi riscontri potrebbero indicare processi di sensibilizzazione periferica e/o centrale. Dal punto di vista meccanicistico, i mediatori infiammatori, tra cui IL-1β, IL-6, TNF-α, prostaglandine, istamina, NGF e chemochine, abbassano le soglie di attivazione dei nocicettori e aumentano l’eccitabilità neuronale. In parallelo, il controllo immunitario del dolore mediante meccanismi che coinvolgono l’attivazione della microglia, il rilascio di BDNF, la segnalazione ATP-P2X4/P2X7 e un’elaborazione alterata del corno dorsale può contribuire a risposte sensoriali amplificate e all’allodinia.

Soglie di dolore alla pressione

Il test della soglia del dolore alla pressione (PPT) valuta la pressione minima necessaria per indurre la percezione del dolore e può fornire informazioni indirette sulla sensibilizzazione dei nocicettori e sull’amplificazione centrale del dolore. Riduzioni locali della PPT possono riflettere una sensibilizzazione periferica mediata da citochine infiammatorie, neuropeptidi, prostaglandine e NGF, che agiscono su nocicettori meccanosensibili. Riduzioni più diffuse della PPT, in particolare in sedi distanti non sintomatiche, possono suggerire una sensibilizzazione centrale e un’alterazione della “spinta” nocicettiva (nociceptive gain) a livello del sistema nervoso centrale.

Da una prospettiva neuroimmune, un’ipersensibilità meccanica diffusa potrebbe teoricamente riflettere una persistente attivazione della microglia, una modulazione delle cellule del corno dorsale mediata da citochine, un’alterazione delle vie inibitorie discendenti e un segnale neuroimmune sostenuto che coinvolge IL-1β, TNF-α, IL-17 e la segnalazione dell’ATP.

Test della sommazione temporale

Il test della sommazione temporale valuta l’aumento progressivo della percezione del dolore dopo stimoli ripetuti e identici, e riflette l’eccitabilità del midollo spinale e i meccanismi di facilitazione del dolore. La sommazione temporale potenziata è considerata un correlato clinico dei fenomeni di “wind-up” che avvengono a livello del corno dorsale.

In teoria, la sommazione temporale facilitata può rispecchiare un input nocicettivo persistente, associato a un’amplificazione dell’eccitabilità dei neuroni spinali guidata dal sistema neuroimmune. Tra i contributi proposti ci sono l’attivazione della microglia, la segnalazione ATP-P2X4/P2X7, il rilascio di BDNF, la modulazione della trasmissione sinaptica mediata dalle citochine e la riduzione della funzione degli interneuroni inibitori. IL-1β, TNF-α, IL-6 e mediatori di origine gliale elevati possono contribuire a un’aumentata responsività sinaptica e a una sensibilizzazione centrale sostenuta.

Questionari compilati in autonomia

Questionari auto-somministrati come il CSI possono riflettere indirettamente i meccanismi del dolore correlati al sistema neuroimmunitario, valutando sintomi come dolore diffuso e ipersensibilità sensoriale, che potrebbero essere associati a un’elaborazione centrale alterata, inclusa l’attività della microglia. Tuttavia, essendo uno strumento basato sulla segnalazione soggettiva, resta esposto a bias di reporting. Ciononostante, offre un punto di partenza utile per esplorare l’impatto del dolore su funzione, attività e vita quotidiana.

 

Messaggi utili

  • Il dolore non è un fenomeno esclusivamente neuronale: emerge da interazioni continue tra nocicettori, cellule immunitarie e reti del sistema nervoso centrale, formando un sistema neuro-immune dinamico.
  • Le cellule del sistema immunitario sono regolatori attivi del dolore: contribuiscono non solo alla sensibilizzazione (ad es. citochine, NGF, segnalazione mediata da ATP), ma anche alla sua risoluzione grazie a mediatori ad azione antinfiammatoria e pro-riparativa (ad es. IL-10, IL-4, oppioidi endogeni, Treg).
  • La sensibilizzazione centrale implica un’amplificazione neuro-immunitaria nei circuiti spinali e sovraspinali, in particolare tramite l’attivazione della microglia e la segnalazione di citochine/BDNF.
  • La comunicazione neuro-immune funziona in modo reciproco: i mediatori del sistema immunitario influenzano i nocicettori, mentre i neuroni modulano attivamente le risposte immunitarie tramite neuropeptidi e chemochine.
  • Gli strumenti clinici come QST, PPT, la sommazione temporale, la CPM e i questionari possono non misurare direttamente l’attività neuroimmunitaria, ma possono rifletterne le conseguenze funzionali a livello di sistema.
  • La valutazione della fisioterapia può quindi trarre vantaggio da un’interpretazione dei fenotipi del dolore guidata dai meccanismi, integrando i test sensoriali con ragionamenti biopsicosociali e il controllo immunitario del dolore.
  • In definitiva, il dolore va inteso come un’esperienza complessa, adattiva e multidimensionale, che richiede sia una comprensione meccanicistica, sia un’integrazione clinica orientata al paziente.

Riferimento

Paolini L, Sigaux J, Boissier MC, Rivière E. Controllo immunitario del dolore. Joint Bone Spine. Maggio 2026;93(3):105999. doi: 10.1016/j.jbspin.2025.105999. Epub 1 novembre 2025. PMID: 41183590.

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